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Sin da quando il Servo di Dio era giovane sacerdote vedeva con
dispiacere che in Angri mancava una istituzione femminile dedicata
specialmente alla educazione degli orfani. Perciò avendo
saputo che in Castellamare di Stabia era sorto un Istituto di Suore
fondato dalla Madre Starace, di accordo colla Graziani ne fece venire
due da Castellamare. Il Can. Fusco divenne il Cappellano di questo
Istituto sorto nella Casa della Graziani, ma ben presto il Cappellano
Fusco dovette allontanarsi da quella casa, perchè le Suore
Compassioniste gli contrastavano il libero esercizio delle sue funzioni
di Cappellano, che nella grande sua bontà e carità
voleva ricevere diverse fanciulle, che le Suore non volevano, preoccupandosi
delle condizioni f inanziarie della piccola casa, che era sprovvista
di mezzi. Il Fusco che era tutto fidente nella Provvidenza, e tutti
i problemi finanziari li risolveva colla Provvidenza, vistosi contrariato,
incompreso, ben presto si accorse che non era quello lIstituto
che era nei suoi voti. Ed allora si allontanò portando seco
il quadro dellAddolorata, che aveva posto nel piccolo oratorio
della Casa, aspettando che il Signore gli si manifestasse più
apertamente. Dopo vario tempo si incontrò con un anima
pia e ripiena di carità, Maddalena Caputo, colla cooperazione
della quale fondò lIstituto Battistino nel 1878. In
questa fondazione si vide chiaramente il dito di Dio, sia perchè
i mezzi erano assolutamente improporzionati (il Padre Fusco, aveva
appena 200 lire, e la Caputo ne aveva cinque), sia per le difficoltà
di ogni genere da parte delle autorità del paese, e delle
famiglie stesse delle fanciulle e giovanette, sia per la incomprensione
e la diffidenza dello stesso clero locale avverso al Fusco. Ma il
Signore benedisse lopera e lo zelo di queste due grandi anime.
LIstituto man mano andò crescendo mercè lopera
instancabile del Fondatore colla cooperazione della Fondatrice.
Il Fondatore diede subito al suo Istituto questa finalità:
« Educare specialmente la gioventù povera ed abbandonata».
***
Alla fede il Servo diDio univa una eroica speranza che aveva
i caratteri dellabbandono completo, assoluto, irrevocabile
alla volontà ed alla Provvidenza
Questa fiduciosa speranza che egli alimentava di continuo alle fonti
della preghiera e della meditazione -anche i più inaspettati
ed inattesi.
Quando era completamente sfornito di mezzi finanziari e gli si prospettavano
le difficoltà del domani, egli diceva sempre: Fidiamo in
Dio, abbiamo ferma speranza nella Provvidenza e non ci mancherà
il necessario. Questa speranza e confidenza in Dio, che gli fece
benanche sopportare tanti dolori e tante contraddizioni, sapeva
così bene infondere alle anime, che ne venivano subitamente
confortate, sorrette, incoraggiate,specialmente nelle tentazioni
e nelle perplessità.
La carità del Fusco non conobbe limiti. Amava il Signore
con tutto il cuore sopra ogni cosa e lo dimostrava con la sua vita
ripiena di soprannaturale pietà, per cui passava delle ore
intere dinanzi a Gesù Sacramentato. Era assiduo nellesercizio
della S. Meditazione, che era la pratica di pietà da Lui
assai preferita.
Quando dettava la Meditazione alle Suore, specialmente sulla Passione
e morte di Nostro Signore Gesù Cristo, diventava così
infuocato e ardente, che noi Suore ne restavamo grandemente edificate
e tante volte ci scendevano le lagrime dagli occhi.
La carità verso il prossimo era la naturale conseguenza di
quella verso Dio. Vedeva in essa la figura del Redentore.Specialmente
nel povero, afflitto, sofferente, vedeva Cristo Signore.
Tutti beneficava col consiglio, col conforto e con elargizioni materiali.
Si privava talvolta del necessario per darlo ai poveri, andava mendicando
tra parenti, amici e conoscenti, per provvedere ai bisogni urgenti
di tante anime che vedevano in lui il Padre provvido, il benefattore
solerte, lamico sincero.
Amava anche i nemici, per cui pregava, ed alle cui ingiurie rispondeva
colla benevolenza, col perdono e collamore.
***
Il Servo di Dio fu prudente in tutto. Dove questa prudenza fu
eroica, luminosa, quando la casa di Roma voleva separarsi dalla
casa Madre. Il Fusco appena ebbe sentore che i superiori ecclesiastici
volevano farlo ritirare da Fondatore, Egli non profferì verbo,
non uno scatto di ribellione, ma completa rassegnazione e serenità.
Questa sua prudenza, che impressionò noi altre Suore, ebbe
il meritato premio da Dio. La casa di Roma, conosciuto il suo torto,
ritornò fra le braccia di Casa Madre, ristabilendosi fra
tutte le case dellIstituto quella santa fraternità
ed armonia che vi regna tuttora. Questa sua prudenza la manifestò
in tutte le contingenze della vita, per cui di Lui si può
dire, che fu luomo pio e prudente, che confida solamente in
Dio e da Lui si fa guidare in tutte le cose.
***
Era affabile con tutti, mantenne la vera giustizia, dando a
ciascuno il suo. Anche quando doveva mandare via qualche postulante,
qualche suora, lo faceva non senza considerazioni: il provvedimento
era preso dopo aver tutto vagliato.
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Il Servo di Dio fu ubbidiente verso tutti, ed aveva una venerazione
verso il suo Vescovo.
Suor Giuseppina De Martino
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