La testimonianza di Suor Giuseppina De Martino

Sin da quando il Servo di Dio era giovane sacerdote vedeva con dispiacere che in Angri mancava una istituzione femminile dedicata specialmente alla educazione degli orfani. Perciò avendo saputo che in Castellamare di Stabia era sorto un Istituto di Suore fondato dalla Madre Starace, di accordo colla Graziani ne fece venire due da Castellamare. Il Can. Fusco divenne il Cappellano di questo Istituto sorto nella Casa della Graziani, ma ben presto il Cappellano Fusco dovette allontanarsi da quella casa, perchè le Suore Compassioniste gli contrastavano il libero esercizio delle sue funzioni di Cappellano, che nella grande sua bontà e carità voleva ricevere diverse fanciulle, che le Suore non volevano, preoccupandosi delle condizioni f inanziarie della piccola casa, che era sprovvista di mezzi. Il Fusco che era tutto fidente nella Provvidenza, e tutti i problemi finanziari li risolveva colla Provvidenza, vistosi contrariato, incompreso, ben presto si accorse che non era quello l’Istituto che era nei suoi voti. Ed allora si allontanò portando seco il quadro dell’Addolorata, che aveva posto nel piccolo oratorio della Casa, aspettando che il Signore gli si manifestasse più apertamente. Dopo vario tempo si incontrò con un’ anima pia e ripiena di carità, Maddalena Caputo, colla cooperazione della quale fondò l’Istituto Battistino nel 1878. In questa fondazione si vide chiaramente il dito di Dio, sia perchè i mezzi erano assolutamente improporzionati (il Padre Fusco, aveva appena 200 lire, e la Caputo ne aveva cinque), sia per le difficoltà di ogni genere da parte delle autorità del paese, e delle famiglie stesse delle fanciulle e giovanette, sia per la incomprensione e la diffidenza dello stesso clero locale avverso al Fusco. Ma il Signore benedisse l’opera e lo zelo di queste due grandi anime. L’Istituto man mano andò crescendo mercè l’opera instancabile del Fondatore colla cooperazione della Fondatrice. Il Fondatore diede subito al suo Istituto questa finalità: « Educare specialmente la gioventù povera ed abbandonata».


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Alla fede il Servo diDio univa una eroica speranza che aveva i caratteri dell’abbandono completo, assoluto, irrevocabile alla volontà ed alla Provvidenza
Questa fiduciosa speranza che egli alimentava di continuo alle fonti della preghiera e della meditazione -anche i più inaspettati ed inattesi.
Quando era completamente sfornito di mezzi finanziari e gli si prospettavano le difficoltà del domani, egli diceva sempre: Fidiamo in Dio, abbiamo ferma speranza nella Provvidenza e non ci mancherà il necessario. Questa speranza e confidenza in Dio, che gli fece benanche sopportare tanti dolori e tante contraddizioni, sapeva così bene infondere alle anime, che ne venivano subitamente confortate, sorrette, incoraggiate,specialmente nelle tentazioni e nelle perplessità.
La carità del Fusco non conobbe limiti. Amava il Signore con tutto il cuore sopra ogni cosa e lo dimostrava con la sua vita ripiena di soprannaturale pietà, per cui passava delle ore intere dinanzi a Gesù Sacramentato. Era assiduo nell’esercizio della S. Meditazione, che era la pratica di pietà da Lui assai preferita.
Quando dettava la Meditazione alle Suore, specialmente sulla Passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo, diventava così infuocato e ardente, che noi Suore ne restavamo grandemente edificate e tante volte ci scendevano le lagrime dagli occhi.
La carità verso il prossimo era la naturale conseguenza di quella verso Dio. Vedeva in essa la figura del Redentore.Specialmente nel povero, afflitto, sofferente, vedeva Cristo Signore.
Tutti beneficava col consiglio, col conforto e con elargizioni materiali. Si privava talvolta del necessario per darlo ai poveri, andava mendicando tra parenti, amici e conoscenti, per provvedere ai bisogni urgenti di tante anime che vedevano in lui il Padre provvido, il benefattore solerte, l’amico sincero.
Amava anche i nemici, per cui pregava, ed alle cui ingiurie rispondeva colla benevolenza, col perdono e coll’amore.


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Il Servo di Dio fu prudente in tutto. Dove questa prudenza fu eroica, luminosa, quando la casa di Roma voleva separarsi dalla casa Madre. Il Fusco appena ebbe sentore che i superiori ecclesiastici volevano farlo ritirare da Fondatore, Egli non profferì verbo, non uno scatto di ribellione, ma completa rassegnazione e serenità.
Questa sua prudenza, che impressionò noi altre Suore, ebbe il meritato premio da Dio. La casa di Roma, conosciuto il suo torto, ritornò fra le braccia di Casa Madre, ristabilendosi fra tutte le case dell’Istituto quella santa fraternità ed armonia che vi regna tuttora. Questa sua prudenza la manifestò in tutte le contingenze della vita, per cui di Lui si può dire, che fu l’uomo pio e prudente, che confida solamente in Dio e da Lui si fa guidare in tutte le cose.


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Era affabile con tutti, mantenne la vera giustizia, dando a ciascuno il suo. Anche quando doveva mandare via qualche postulante, qualche suora, lo faceva non senza considerazioni: il provvedimento era preso dopo aver tutto vagliato.

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Il Servo di Dio fu ubbidiente verso tutti, ed aveva una venerazione verso il suo Vescovo.

Suor Giuseppina De Martino